PRESS RELEASE
24 June 2026

AlixPartners Presenta La 23ª Edizione Del Global Automotive Outlook: Trasformare E Trasformarsi Non È Una Scelta, Anche In Un Contesto Di Domanda Stagnante

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AlixPartners

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AlixPartners is a results-driven global consulting firm that specializes in helping businesses successfully address their most complex and critical challenges.
AlixPartners analizza lo stato dell'industria automobilistica globale nel 2026, evidenziando contrazione dei volumi, avanzata cinese e sfide strutturali per i produttori europei.
Italy

Milano, 25 giugno 2026AlixPartners, società globale di consulenza, presenta i risultati della 23esima edizione del Global Automotive Outlook. L'automotive è per il secondo anno di seguito in testa alla classifica delle industrie più disrupted, tra crescente regionalizzazione guidata da mercato e geopolitica, volumi complessivamente stagnanti, competizione tecnologica e avanzata dei costruttori cinesi che comprimono i margini dei costruttori cominciando a erodere le riserve finanziarie accumulate negli anni precedenti.

I NUMERI GLOBALI: CONTRAZIONE NEL 2025, MODERATA CRESCITA FINO AL 2030
Le vendite globali diminuiranno del 4% nel 2026 rispetto al 2025, scendendo a 88,1 milioni di unità. La contrazione è guidata dal crollo del mercato cinese (-10% anno su anno) e dal Nord America (-3%), mentre l'Europa rimane sostanzialmente piatta (+1%). Entro il 2030, il mercato globale dovrebbe stabilizzarsi attorno a 94,8 milioni di unità, con una ripresa lenta e geograficamente diseguale.
"Il 2026 rappresenta un anno di transizione critica per l'industria automobilistica globale", commenta Dario Duse, EMEA Leader Automotive & Industrial di AlixPartners. "Sebbene affrontiamo una contrazione temporanea nei volumi, i dati sottostanti indicano una stabilizzazione verso la fine del decennio. La vera sfida non è solo il calo dei volumi, ma la crescente competizione e la rapidità con cui i mercati e le dinamiche competitive si stanno trasformando e regionalizzando, in un contesto dove l'impalcatura normativa si stratifica anziché semplificarsi, e dove alcune buone idee stentano a trasformarsi in decisioni, azioni e supporto finanziario. Il modello dei "nuovi" cinesi - agile, veloce ed efficiente - è sotto la pressione di un mercato interno in involuzione che amplifica la spinta verso nuovi sbocchi fuori dal mercato domestico: ci aspettiamo circa 10 milioni di veicoli esportati dalla Cina quest'anno (+41%), in aggiunta a localizzazioni produttive di cinesi all'estero che si triplicheranno nei prossimi 5 anni arrivando a 3,4 milioni di unità e una serie di partnership tecnologiche e produttive con players occidentali. Questo modello "vincente" – che ha alla base una competitività di costo irraggiungibile per gli occidentali - è anche complesso da replicare negli altri fattori chiave: gli occidentali, oltre a trasformarsi internamente dovranno anche costruire un mutato ecosistema di partners e fornitori, il tutto in un contesto sommerso da norme che si muove con notevole ritardo".

MERCATO CINESE IN 'INVOLUZIONE' E LA CORSA VERSO L'ESTERO
Il mercato cinese interno registra per la prima volta una brusca flessione pari al 10% nel 2026, scendendo a 24,6 milioni di unità, penalizzato inoltre da una dinamica iper-competitiva con prezzi in caduta del 19% da gennaio 2023 a giugno 2026. Le cause includono l'indebolimento della disponibilità dei consumatori causato da un calo del mercato immobiliare che rappresenta la principale fonte di risparmio e la contemporanea riduzione degli incentivi statali all'acquisto di veicoli elettrici nel 2026. Questa contrazione in volumi e prezzi ha esacerbato la rilevanza di sbocchi commerciali esteri: non solo i veicoli esportati dalla Cina sono passati da 7 a 10 milioni (tutti a detrimento dei volumi di costruttori occidentali), ma la strategia di espansione include anche la progressiva localizzazione produttiva e partnerships.

EUROPA SOTTO PRESSIONE: VOLUMI STAGNANTI E CONCORRENZA CINESE DIFFUSA
In Europa (geografica) nel 2026 i volumi saranno stagnanti, con i produttori cinesi che raggiungeranno una quota del 12%. In Italia, anch'essa con volumi stagnanti attorno a 1,8 milioni di unità, la penetrazione cinese mostra una crescita ancora più dinamica: raddoppiata nel 2025 (da 3 a 6%), e al 13% nel periodo aprile-maggio 2026.
Oltre alla già affermata SAIC (con il brand MG, +7% rispetto a gennaio-maggio 2025), sono in forte crescita BYD (+209%), Leapmotor (+1.585%) e Omoda & Jaecoo con (+322%). Questa accelerazione riflette la permeabilità del mercato Italiano, dove il prezzo e il rapporto prezzo/dimensioni sono driver di acquisto predominanti e dove le recenti revisioni al ribasso non hanno compensato i fortissimi aumenti di prezzo del periodo 2020-2024.

"L'Italia rappresenta un caso studio affascinante della disruption in corso in Europa", osserva Fabrizio Mercurio, Director Automotive & Industrial di AlixPartners. "I marchi cinesi non stanno semplicemente acquisendo quote di mercato, stanno ridefinendo le aspettative dei consumatori su prezzo, tecnologia e innovazione. Con BYD e Leapmotor in crescita esponenziale, il mercato italiano si trova in prima linea di una trasformazione che pare sempre più difficile da contenere. I produttori europei tradizionali devono accelerare drasticamente la propria risposta competitiva, che passa da trasformazione interna, sostegno a quella dei propri fornitori e partner e alleanze strategiche in ambito tecnologico e manifatturiero: in quest'ultimo caso considerando di buon grado di essere "impiegati" o venditori e non "datori di lavoro" o "proprietari"".

TRANSIZIONE ELETTRICA LENTA E RIDIMENSIONAMENTO DELLE ASPETTATIVE PER GLI OEM TRADIZIONALI
La transizione elettrica continua a essere più lenta del previsto. Negli Stati Uniti lo step-back riguarda sia la domanda (-1% i BEV nel 2025, al 7% vs l'7% del 2024) sia gli obiettivi del regolatore (di fatto azzerati dall'amministrazione USA tra il 2025 e febbraio 2026). In Europa, la domanda di BEV è in crescita (16% nel 2025, +4% rispetto al 2024), ma con velocità molto diverse tra singole zone geografiche e con un tasso ancora molto lontano dai target del regolatore.
In questo contesto vanno lette sia le grandi svalutazioni (più di 75 miliardi di dollari) da parte degli OEM globali nonché la profonda rivisitazione dei piani di sviluppo e lancio di nuovi veicoli BEV. Il numero di modelli plug-in (BEV + PHEV + REEV) per il periodo 2026-2030 è diminuito del 6% (-16 veicoli) rispetto ai piani del 2024. Contemporaneamente, i modelli ibridi sono in aumento del 21% (+26 modelli), di fatto più che rimpiazzando la riduzione di BEV e consentendo anche maggiore assorbimento della capacità disponibile di produzione di motori a combustione.
"L'entità del problema europeo si legge anche solo su 3 numeri: nuovi entranti cinesi che in pochi anni hanno preso il 10% dei volumi dai costruttori occidentali, 55% di utilizzo della capacità produttiva nel 2025 e un indice di copertura degli oneri finanziari (EBIT/interessi passivi) che si è ridotto del 50% negli ultimi 3 anni, passando da 18 a 9", osserva Marco Montagner, Director Automotive & Industrial di AlixPartners. "Con una capacità nominale pressoché costante a 28 milioni di unità, questo significa che circa 12 milioni di unità di capacità rimangono inutilizzate annualmente, traducendosi in perdite di efficienza, occupazione e profittabilità per l'intera filiera".

L'industria automobilistica europea sta affrontando una molteplicità di sfide strutturali: la stagnazione del mercato domestico, l'accelerazione della penetrazione cinese, le incertezze sull'evoluzione delle motorizzazioni. La Confederazione europea dei fornitori (CLEPA) stima che fino a 350.000 posti di lavoro sono a rischio entro il 2030, di cui 100 mila negli ultimi 2 anni.
La risposta politica è in fase di elaborazione con l'Industrial Accelerator Act della Commissione UE (4 marzo 2026), che potrebbe recepire alcuni suggerimenti dei principali costruttori europei (12 giugno 2026). Resta inoltre aperto il nodo di incentivi e finanziamenti, non espliciti nel documento e che serviranno all'industria europea per contrastare quella cinese sovvenzionata negli ultimi 15 anni complessivamente per 230 miliardi dal governo.

Per affrontare la stagnazione del mercato tradizionale, i costruttori automobilistici considerano inevitabilmente la diversificazione in settori adiacenti: Battery Energy Storage Systems (BESS, ~40% CAGR), robotica umanoide (crescita doppia cifra) e difesa (budget ai massimi decennali) sono settori innovativi o in piena trasformazione come la difesa e il segmento dei droni. L'ingresso non è scontato e richiede certificazioni specifiche, organizzazioni dedicate e canali di vendita differenziati.
"Stiamo assistendo a una ricalibrazione traumatica dell'industria europea", osserva Dario Duse. "Nel contesto attuale, il reimpiego o la cessione di capacità non è un'opzione per gli OEM europei, ma un obbligo. Il mercato automobilistico tradizionale non tornerà ai volumi pre-crisi nei prossimi dieci anni. Vanno perseguiti riallineamenti della capacità attraverso cessioni, contract manufacturing, riconversioni sulla catena di fornitura automotive o in segmenti in adiacenza tecnologica dove il requisito certificativo sia affrontabile e dove rilevino primariamente efficienza, livello di servizio e qualità con scala di volumi comparabile – dimensioni queste in cui tipicamente un fornitore automotive eccelle. Facile a dirsi, ma estremamente complesso da realizzare. Alcune applicazioni – anche in settori con elevate barriere all'ingresso – sono potenzialmente accessibili, come per esempio i droni che sono ora economici, utilizzano diverse tecnologie che l'industria dell'auto possiede, e sono prodotti in centinaia di migliaia di unità ".

TECNOLOGIA: DA "SOFTWARE-DEFINED VEHICLE" A "AI SOFTWARE- DEFINIED VEHICLE E INFLAZIONE ELETTRONICA
La transizione verso veicoli software-defined (SDV) e AI-defined (AI-DV) sta consolidando il potere in mano a pochi big tech - NVIDIA, Qualcomm e Google - che controllano i quattro fronti critici su cui gli OEM non possono più negoziare: semiconduttori e processori AI, cloud, sviluppo software e Safety pre-certification.
"Gli OEM tradizionali stanno perdendo il controllo della loro architettura tecnologica," osserva Fabrizio Mercurio. "Chi ha accesso alle piattaforme NVIDIA per l'addestramento dei modelli AI (quali Omniverse, CUDA e DRIVE), e chi controlla l'OS (molto spesso gli OEM, ma anche player come Google con Android Automotive OS), detiene il potere di innovazione. Gli OEM tradizionali rischiano di rimanere integratori finali ma di perdere il core." Il tutto avviene in un contesto in cui la domanda di semiconduttori è in crescita a doppia cifra. Di conseguenza, essendo l'automotive un mercato di sbocco secondario, gli operatori non riescono ad assicurarsi forniture stabili e subiscono la volatilità dei prezzi. "I costi di alcuni chip sono saliti tra il 70 e il 120% nell'ultimo anno, con impatti di miliardi di dollari in costi per produttori come GM e Ford, ad esempio".

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